ASSAI #2 _Visuali In evidenza

A CURA di Gioia Perrone

#ASSAI, ovvero Molto. ma anche di più. Non è solo l'espressione di un'approvazione, ma ha una sfumatura che racconta di un moto, di un trasporto verso l'oggetto in questione, oseremo dire un Sentimento. #assai nasce dalla duplice necessità di raccontare le storie ordinarie e straordinarie di persone che - con un occhio di riguardo alla Puglia- hanno investito e investono sulle proprie passioni per costruire piccole e grandi realtà innovative, creative, di respiro e di realizzare un piccolo "osservatorio" che possa fare emergere arti, progetti e prodotti al fine di creare una vivace e stimolante rete tra persone e professionalità.

Tre biglietti di momentanea sola andata, un cambiamento che arricchisce di sensazioni e visioni.  Tre pugliesi che, come molti, hanno deciso che era arrivato il momento di cambiare visuale, proseguire il percorso esistenziale e lavorativo altrove, lontano dall'Italia, un luogo “di lontananza” da vivere, per guardare le cose da un'altra prospettiva. Qualche semplice domanda che gioca sul senso della vista, cercando di captare sfumature, paesaggi personali e urbani. Milena Galeoto, Lea Barletti e Paolo Margari per Assai.



MILENA, Formatrice e coordinatrice editoriale
Vive a Montréal con la sua famiglia da circa un anno.
(la Barrueca è la finestra web alla sua vita e le sue  visioni)

“Montréal è come una signora moderna vestita con gli abiti degli anni '50, dove la natura in certe stagioni come l'autunno diventa imponente. E poi senti vibrare arte ovunque, enormi murales che ricoprono le pareti d'interi palazzi.”(M.G.)



Quando hai deciso di cambiare visuale? per quale sentimento o necessità?

Direi di aver cambiato visuale fin da bambina. Vivendo in una città di mare, mi ha sempre attratto quella linea blu all’orizzonte che si perdeva incontrando il cielo. E in quell’orizzonte che ho iniziato a fantasticare pensando a nuovi mondi possibili, un pensiero che non mi ha mai lasciato e che mi ha portato nel tempo a confrontarmi con altre realtà, usando un eccezionale veicolo, quello delle storie.
All'età di 22, anni attraverso una tesi di ricerca, ho iniziato ad appassionarmi alla traduzione letteraria, affacciandomi in una realtà così distante dal mio mondo e tanto affascinante da scoprire, quella dei paesi scandinavi.

Scontrandomi, a volte, con situazioni che hanno messo in discussione la mia forma mentis, le stesse che mi hanno mostrato la meraviglia dell’essere diversi, di quanto si possa apprendere aprendosi a nuove realtà, rivedendo anche il tuo mondo con occhi nuovi.

Per anni, ho portato queste realtà nella mia terra, tra i banchi di scuola, attraverso storie in grado di contenerne i valori, le meraviglie e tutto ciò che di nuovo era possibile raccontare.

In una vecchia valigia, apparecchiavo i libri di storie dal mondo, qualche marionetta cucita a mano, una scatola piena di colori, forbici, colla, pennelli e tante pagine bianche tutte da riempire.

Quando torno dal lavoro e vado alla finestra, in questo periodo vedo i fiocchi di neve che cadono lentamente e mi mettono una gran pace nell’anima, come a volermi dire: fai con calma, non avere fretta, vivi il presente giorno dopo giorno.

Quali sono state le prime esperienze, i primi passi nel nuovo ambiente e quali sono oggi le tue sensazioni?

Un giorno, mi è capitata tra le mani la raccolta delle “Fiabe italiane” di Italo Calvino e caso ha voluto che m’invitassero a raccontarle in Canada a Montréal, e una volta giunta in questo paese me ne sono innamorata perdutamente, un mondo pieno di mondi dove il multiculturalismo è una realtà, dove nelle scuole ogni progetto è orientato in questo senso. Non potevo non viverlo e non farlo vivere a mia figlia, offrendole l’opportunità di crescere in questa dimensione. E oggi, sono qui con la mia famiglia che mi ha seguito in quest’avventura, sono ritornata a studiare per apprendere un’ennesima nuova lingua, questa volta il francese, iniziare le mie collaborazioni con nuove case editrici, intenta a inaugurare i miei atelier nelle scuole per portare questa volta, le meraviglie del mio paese. Mantenendo anche una corrispondenza con l’Italia per descrivere, di volta in volta, questa realtà canadese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ti piace di più della nuova visuale e cosa ti manca di quella che hai lasciato?

Della nuova visuale mi piace questa continua scoperta e il confronto con numerose culture, questa città ha il fascino di donarti meraviglie, anche semplicemente svoltando a un angolo di strada. Quello che mi manca sono le persone a cui vuoi bene e vorresti rivedere e abbracciare al più presto… e mi manca il caffè espresso, avendo collezionato numerose avventure alla ricerca di questo tesoro tutto italiano.



Un sogno ricorrente e uno nel cassetto

Un sogno ricorrente è quello di volare, mi succede spesso di tornare bambina e di camminare sui tetti, di prendere il volo per raggiungerne di nuovi, in bilico sui comignoli di tufo e catrame. Ho così tanti sogni che uso direttamente una cassapanca, che riapro per rimetterli in ordine come fossero il corredo che amerei lasciare a mia figlia e a tutti i bambini curiosi come lei. Insomma, in questo momento della mia vita i miei sogni sono rivolti principalmente a lei e ancora a tutti i bambini che incontro sulla mia strada, e sapere che anche un solo bambino tra tanti possa tramutare in qualcosa di meraviglioso l’esperienza vissuta insieme, la storia ascoltata… be’ quello è davvero un sogno in cui spero tanto.

P.s. Non mi piace pensare alle persone che vanno via, che lasciano qualcosa, perché la terra è rotonda come il ciclo della vita, e come ogni cerchio è possibile percorrerlo per tornare al punto di partenza con la consapevolezza che il mondo appartiene a tutti, senza confini. Amo la mia terra e continuerò ad amarla da qualsiasi distanza dovessi trovarmi, e questa storia di chi resta e chi va via per me non ha senso perché dietro ogni scelta c’è una storia personale, e ciascuna esistenza ha un valore inestimabile e incalcolabile.

LEA, attrice, vive a Berlino da qualche tempo con i figli e il compagno Werner Waas 

Ho deciso, insieme al mio compagno (tedesco ma in Italia da più di 20 anni), e i nostri due figli, di cambiare visuale, trasferendoci dal Salento a Berlino, in seguito ad una grande delusione: il progressivo, inesorabile,sbriciolamento di un progetto, piuttosto utopico, di lavoro, arte e vita che ci aveva visti coinvolti con tutte le nostre energie creative per 5 anni. Necessità di voltare pagina, dunque, di chiudere una storia ormai per noi "finita male" e, soprattutto, necessità di allontanarsi da un luogo, una terra per altri versi bellissima, in cui parlare, confrontarsi e cercare un dialogo aperto, diretto, e senza ipocrisie, barocchismi, compromessi e sottintesi, pare sia una pratica di pochi (ma quei pochi esistono, e soprattutto RESISTONO, e a loro va tutta la mia ammirazione!).

Questa pratica, in quanto di pochi, è spesso destinata a causare isolamento e frustrazione, soprattutto in un campo, quello della cultura e dell'arte, dove lo sport locale (ma anche qui, le eccezioni virtuose esistono, ovviamente!) pare essere quello della coltivazione gelosa del proprio orticello e la creazione di muri (o piuttosto muretti) dove al contrario si potrebbe godere insieme di un grande spazio comune in cui crescere tutti. Insomma, in fin dei conti, eravamo stanchi, stanchi di ritrovarci troppo spesso semplicemente incapaci di comprendere il reale meccanismo delle cose al di là delle (tante, troppe, e troppo spesso ipocrite) parole.





Torni a casa dal lavoro, Vai alla finestra. Cosa vedi?

Quando torno a casa, qui a Berlino, in un quartiere molto verde e tranquillo, dalla mia finestra vedo alberi: il mio giardino, e i giardini dei miei vicini. Questo è quel che vedo fuori. Dentro di me, in questa città per tanto tempo divisa da un muro, vedo soprattutto tanto spazio: finalmente uno spazio senza muri dove ho ripreso a respirare. Non a caso il mio luogo preferito qui è il Tempelhofer Feld, ovvero il vecchio aereoporto in disuso diventato parco cittadino: uno spazio enorme, vuoto, dove lasciar correre sguardo e pensieri.

Un altro luogo che amo molto è un caffé in un cimitero, dove vado spesso a leggere e scrivere, perché anche le parole hanno bisogno di spazio, e il loro spazio, per me, è il silenzio.


Quali sono state le prime esperienze, i primi passi nel nuovo ambiente e quali sono oggi le vostre sensazioni? 

I primi passi sono stati la scelta di una scuola per i bambini (frequentano ambedue la scuola europea, pubblica e gratuita, con percorso di studi bilingue italo-tedesco), la ricerca di un quartiere dove vivere non lontano dalla scuola in questione, per non costringere i bambini a interminabili viaggi in metropolitana, e di persone con cui parlare, lavorare, scambiare idee, litigare e, la sera, bere vino (italiano!).

Quel che mi piace di più della nuova visuale è la vastità e l'apertura, sia paesaggistica che mentale. Berlino è una città che offre grandi spazi ancora "vuoti", ha un'estensione enorme ma in proporzione "pochi" abitanti. La vastità dei suoi spazi fisici corrisponde abbastanza bene alla vastità dei suoi orizzonti culturali.

Inoltre la gente è "rude" e diretta, per me una boccata d'ossigeno dopo tanta "cortesia" troppo spesso fuorviante e di facciata. Quel che mi manca (oltre ad alcune meravigliose persone) è innanzitutto la mia lingua: per quanto abbia raggiunto in tedesco un buon livello di capacità comunicativa, mi rendo conto di quanto la mia lingua madre rappresenti per me l'unica vera possibile patria, l'unica che mi sento di riconoscere in quanto tale. In questa nuova lingua, il tedesco, sono, e probabilmente per sempre, una straniera. Il che è per alcuni versi una condizione interessante e in un certo senso "privilegiata", ma spesso anche estremamente dolorosa.


Un sogno ricorrente e uno nel cassetto

Il mio unico sogno ricorrente è piuttosto un desiderio: trovare un luogo dove sentirmi finalmente a casa. Allo stesso tempo, il mio sogno nel cassetto è riuscire a farne a meno, di questo luogo, e imparare ad accettare definitivamente la mia condizione di straniera "tout-court", e accontentarmi di abitare e sentirmi a casa soltanto nella mia lingua.

PAOLO
Digital marketer e fotografo, in questo periodo è a Bruxelles

 

Quando hai deciso di cambiare visuale? per quale sentimento o necessità? 

Negli ultimi 10 anni ho vissuto in sette città diverse, di cui tre all'estero compresa quella in cui risiedo al momento, Bruxelles. Le ragioni di queste migrazioni, comuni a quelle di tanti altri, sono un mix di casualità, necessità e aspirazioni: studio, lavoro, crescita professionale e personale.


Oltre ai luoghi, negli anni, sono cambiate le occupazioni, le passioni, le persone e il modo di vedere il mondo.


Dopo la laurea in Economia a Lecce, nel desiderio di ampliare gli orizzonti piuttosto stretti offerti dal Salento, al pari di migliaia di italiani ho optato per un quick win ossia un periodo a Londra, teatro di esperienze lavorative e umane precarie ma importanti per gli anni futuri. Dopo un anno all'estero ho trascorso cinque alle prese con la ricerca accademica nell'ambito della Geografia Economica, ambito estremamente affascinante, necessario ma purtroppo difficile in termini occupazionali, almeno in Italia.

Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca ho nuovamente cambiato visuale, abbandonando l'ambiente universitario e cominciando una nuova esperienza lavorativa per un'organizzazione internazionale nella quale mi occupo di marketing, prevalentemente digital nel settore Education. In questo caso ho trasformato la mia passione per la comunicazione e il marketing, maturata e coltivata parallelamente in occasioni estemporanee sin da prima dell'università, nel mio lavoro attuale. 



foto © Paolo Margari

Nello stesso tempo, il lavoro coniuga la possibilità di lavorare in un ambiente estremamente multiculturale costituito da oltre 8000 colleghi in oltre 100 Paesi. Così oggi la mia quotidianità lavorativa è costernata di termini come SEO, reach, impressions, customer journey, conversion funnel, remarketing, conversion rate, keywords, target audiences, CTR, ROI. Il digital marketing rappresenta un settore stimolante in quanto in costante evoluzione, misurabile entro certi limiti e caratterizzato da numerosi elementi dei quali si deve trovare una combinazione ottimale.

Parallelamente al lavoro, i miei viaggi sono stati accompagnati da una crescente (e mai costante) passione per la fotografia, strumento che consente di tenere traccia dei luoghi attraversati e rivedere, attraverso uno scatto, un momento più ampio. Un fermo immagine, infatti, trovo che riesca a conservare un alone di storie maturate intorno ad esso la cui rievocazione, privilegio esclusivo dell'autore, spesso vale più dell'immagine stessa. In tal senso una fotografia deve essere significativa e caratterizzata da uno stile personale identificabile.



Torni a casa dal lavoro, Vai alla finestra. Cosa vedi?

Una volta rientrato a casa dal lavoro, dalla finestra vedo un piccolo parco pubblico, nascosto e circondato da appartamenti dalle grandi vetrate. Le ampie finestre sono un piacevole aspetto di Bruxelles, probabilmente dettato anche dal fatto che la luminosità è spesso scarsa a causa del cielo nuvoloso in gran parte dell'anno. Questo parco è sede di contraddizioni che dalla piccola scala del mio vicinato o delle sedi delle istituzioni europee presenti in città, si estendono all'intero continente: famiglie benestanti con il cane incrociano quotidianamente senzatetto che spendono gran parte del loro tempo a bere su una panchina, aspettando che passi il giorno.

Bruxelles è una capitale insolita rispetto ad altre, internazionale e a misura umana, nella quale basta poco per sentirsi a casa. La città offre numerose opportunità per fare nuove amicizie e rappresenta un'isola istituzionale, culturale e linguistica all'interno di un piccolo Paese, il Belgio, con un'identità nazionale minore rispetto a quella di altri paesi, decisamente al centro dell'Europa, non solo in termini geografici.

 

foto © Paolo Margari

 

foto © Paolo Margari 

Cosa ti piace di più della nuova visuale e cosa ti manca di quella che hai lasciato?

Vivere un ambito internazionale arricchisce sotto notevoli punti di vista, perché si incontra una varietà maggiore di storie e background personali che costituiscono le dinamiche urbane. Purtroppo per molti, soprattutto coloro che lavorano nella cosiddetta "Euro bubble" costituita da istituzioni europee e l'ampia nuvola di realtà sorte intorno ad esse, Bruxelles rappresenta solo un luogo di lavoro e/o una parentesi della propria vita, quindi c'è una netta separazione fra il mondo expats e quello dei residenti.

Dell'Italia, in particolare di Milano dove ho vissuto prima di Bruxelles, mi manca un più esteso orario di apertura dei negozi - sembrerà un'esagerazione, ma coniugare gli orari di un lavoro full time che spesso richiede overtime, con quelli di apertura dei negozi in Belgio, è un'impresa ardua, spesso impossibile. In fatto di clima, sicuramente mancano molti mesi del Salento, ma sotto molti altri punti di vista, importanti, imprescindibili per alcuni, me compreso - mi riferisco a opportunità, equità, rispetto dell'ambiente e del paesaggio, qualità della vita, serietà istituzionale, mi dispiace riconoscere che dell'Italia si possano rimpiangere davvero poche cose.


Un sogno ricorrente e uno nel cassetto

Anni fa mi capitava spesso di sognare i monti dell'Albania - paese che non ho ancora visitato - vedendo in maniera nitida le case, poi una luce abbagliava la scena al punto da impedire la vista. Più recentemente mi capita di sognare luoghi e persone del Salento.

Non mi è mai piaciuta l'espressione "sogno nel cassetto". Preferisco parlare di aspirazioni legittime e serendipità. Per le prime ci vogliono convinzione, passione, impegno e costanza - costanza e stabilità sono due aspetti che vorrei sviluppare maggiormente - mentre il resto può essere una lieta conseguenza.


 foto © Paolo Margari 



Informazioni aggiuntive

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