Un'immagine nel buio #2 |Speciale ASSAI per PUGLIA SHOW SPECIAL / Festival del Cinema Europeo In evidenza

Categoria Racconti | Pubblicato 16-Apr-15 |

A CURA di Gioia Perrone

#ASSAI, ovvero Molto. ma anche di più. Non è solo l'espressione di un'approvazione, ma ha una sfumatura che racconta di un moto, di un trasporto verso l'oggetto in questione, oseremo dire un Sentimento. #assai nasce dalla duplice necessità di raccontare le storie ordinarie e straordinarie di persone che - con un occhio di riguardo alla Puglia- hanno investito e investono sulle proprie passioni per costruire piccole e grandi realtà innovative, creative, di respiro e di realizzare un piccolo "osservatorio" che possa fare emergere arti, progetti e prodotti al fine di creare una vivace e stimolante rete tra persone e professionalità.

La  sedicesima edizione del Festival del Cinema Europeo (13-18 aprile, Lecce) è già qui e come ogni aprile a Lecce si respira un'aria davvero frizzante, zeppa di appuntamenti e visioni preziose, occasioni di incontro e approfondimento con i protagonisti del cinema italiano ed europeo.

E' qui che nel corso degli anni, studenti, appassionati e curiosi hanno potuto gustare nel buio della sala i capolavori di Antonioni, di Tarkovskij e di altri grandissimi e un numero imprecisato di fim e corti della cinematografia europea emergente.

Appena ho saputo della nuova sezione dedicata ad alcuni autori pugliesi di particolare rilievo per ricerca espressiva e tematiche affrontate, "PUGLIA SHOW SPECIAL", ho acceso il motore-occhio di Capitan A e ho rivolto qualche domanda ai giovani registi. I film in rassegna sono Altamente di Gianni De Blasi, Amara di Claudia Mollese, I resti di Bisanzio di Carlo Michele Schirinzi, Voglio le ali bianche di Chiara Zilli, La mezza stagione di Danilo Caputo. E ad aprire il festival un altro pugliese, il salentino Lorenzo Corvino, con il suo WAX – We are the X.



Carlo Michele Schirinzi con I RESTI DI BISANZIO

"La Storia è già stata e i personaggi sono rimasti fuori, esclusi a loro insaputa, non sappiamo se a danno o per fortuna".

Proiezione Venerdì 17 aprile h. 18:00, Cinema Massimo di Lecce - Sala 3




Acquarica del Capo, Lecce, 1974, Schirinzi è regista ed artista. I suoi film hanno partecipato a festival italiani ed esteri ricevendo premi e retrospettive. I Resti di Bisanzio è tra i migliori film del 2014 secondo Filmcritica ed Alias/il Manifesto.
I resti di Bisanzio non è un ritratto del Salento, tantomeno della Puglia, non vuole essere una strizzata d’occhio al sud d’Italia o del mondo, non si arruffiana alle questioni meridionali e non spalleggia i rinnovati interessi mediterraneocentrici: è solo una radiografia intima di quella zolla geografica chiamata Capo di Leuca, tanto intima da risultare privata, pornografica, tanto da escludere paradossalmente la visione pubblica – se l’occhio è quello bendato dal gusto esotico –, da eludere gli astanti che non nutrono dubbi ed hanno gambe forti e ben salde, impettiti e non disposti a farsi trascinare giù, sempre più giù nel fondo più profondo degli abissi carnali che ardono sotto le nostre stesse ceneri.

C non ha stimoli dal quotidiano e condivide questo malessere con due amici, S, bandista del paese, ed R, ex-benzinaio che vive apaticamente tra le mura della sua spoglia dimora. Da quest’ultimo, C preleva scolature di carburante per realizzare il suo sogno: bruciare il presente che non gli appartiene. C ha continue visioni incendiarie, effimere ed impotenti perché soltanto immaginate dalla sua mente ed affrescate nei suoi occhi. Intanto tre “turisti” approdati sulle rive adriatiche si perdono nel Capo di Leuca tra luoghi abbandonati dalla Storia, ruderi architettonici e macerie sociali mentre un terrorista culturale, chiuso in una vecchia torre costiera, imbastisce parole che forse nessuno leggerà.

Una terra condannata a lievi spostamenti tellurici, a guerre inventate, a fortificazioni inutili, a vani attracchi, a finti abbagli culturali: il film è un intimo ritratto del Basso Salento dedicato a chi è naufrago nella propria vita.

Non c’è storia ma azioni. La Storia è già stata e i personaggi sono rimasti fuori, esclusi a loro insaputa, non sappiamo se a danno o per fortuna (l’ultimo atto storico fu nei primi anni 90 quando l’Adriatico vomitò il grande sbarco albanese, lo stesso Adriatico che cinquecento anni prima portò i turchi a compiere l’iconoclastia umana ad Otranto).

Il protagonista - eremita senza tempo, contemporaneamente invasore ed invasato - inala l’ossigeno che solo le immagini incendiarie riescono a donargli: è un piromane visionario ed impotente…non riuscendo a creare, con occhi e mente distrugge.

Il film vuol ritrarre l’assenza d’identità di questo luogo, identità che oggi si cerca dannatamente di costruire senza tener conto del quotidiano spietato che si srotola sotto i nostri occhi lasciandoci in balìa del tempo che fugge, stranieri nella nostra stessa casa: accasciati dal pattume odierno, non ci curiamo del marcio che scorre come un fiume impazzito tra le rocce carsiche nascoste sotto la terra degli ulivi secolari.







> Un'immagine nel buio. Il tuo primo ricordo di Cinema.


Tutta la mia formazione cinefila è da amante nascosto nelle notti passate in bianco (e nero) a registrare chilometri di nastro magnetico da Fuoriorario, unica vera scuola per chi come me viveva nelle periferie. ‘Cassette’ martoriate da numerose registrazioni in cui Cinico Tv si sovrapponeva a Orson Welles e Twin Peaks, i videoclip dei Cure   Great Rock’n’Roll Swindle a The Blues Brothers e Rocky Horror Picture Show, la Giovanna d’Arco di Dreyer alle star di Riccardo Schicci: le gloriose VHS su cui circolava clandestinamente la pornografia negli anni ’80 e ’90, spesso nascosta in copertine di film d’autore, si trasformavano improvvisamente in archivi liquidi di emozioni visive e sonore provenienti da altri tempi e altri luoghi –TetsuoOrdetSolarisAguirre2001Ilcattivotenente– (continuo a custodirle gelosamente ed inutilmente in apposite teche). VHS! A voi questa mia piccola elegia, a voi il mio ‘notturno’ primo ricordo, voi che eravate supporto di resistenza alla noia e all’assenza di stimoli, e livellavate il cinema autoriale con quello a luci rosse impreziosendoli entrambi per i traffici occulti. La Puglia non aveva ancora perduto la sua verginità!





> La lavorazione del progetto: Un fatto, un elemento emerso durante la lavorazione, che vuoi condividere qui.


Troppe cose sono accadute durante gli anni di lavorazione del film, molto private, non da condividere. Posso solo dirvi che le locandine per la prima proiezione ufficiale alla 50ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro avvenuta a fine giugno, non avendo a disposizione un ufficio stampa o qualche altro schiavo dell’industria cinematografica quel sabato pomeriggio, sono state ‘gentilmente’ stampate una ditta di onoranze funebri in coda al rullo che conteneva i manifesti di una persona deceduta la sera prima che dovevano essere urgentemente affissi per le strade del paese…






Gianni De Blasi con ALTAMENTE

"Abitando Novoli per le riprese mi sono reso conto che il fuoco è l’ultima cosa a cui prestare attenzione…è piuttosto la maestosità della costruzione che raccoglie l’energia di questa “tradizione futura”.

Proiezione sabato 18 aprile ore 18:00, Mulisala Massimo,  Sala 2



Gianni De Blasi, classe 1979, è regista e aiuto regista di numerosi cortometraggi, spot, videoclip musicali, backstage, sul territorio locale e nazionale. Dal 2003 in poi ha collaborato con Winspeare, Miniero e Genovese, Pippo Mezzapesa ed altri.
Nel 2014 si trasferisce a Novoli (Le) per scrivere e dirigere ALTAMENTE, un suo personale ritratto sull'antico rito della "Fòcara" e del suo falò, il più alto del Mediterraneo. Il film, come De Blasi spiega, posta l’attenzione sui motivi psicologici che portano un paese intero a preparare una festa. Ogni personaggio, o meglio ogni gruppo di personaggi realizza un suo piccolo obbiettivo personale nel nome della celebrazione religiosa. I diversi obbiettivi si fanno però comuni nel desiderio di grandezza, di superamento di sé, nello svilupparsi in altezza sino al limite. Ecco allora che la devozione diventa un mezzo per mettersi in discussione e per accrescere -assieme al falò- sé stessi.



A Novoli, un paesino del Salento, dall’11 al 18 di Gennaio si festeggia Sant’Antonio Abate. In nome del Santo viene eretta una catasta di tralci di vite (La Fòcara) la cui altezza di 25 metri nell’edizione 2014 ha battuto ogni record precedente. I giorno del 16 gennaio a completamento dei riti liturgici e religiosi viene dato fuoco alla Fòcara, dando il via ad una rassega di concerti, incontri culturali ed enogastronomici. Su questo sfondo, le voci di Hidetoshi Nagasawa (chiamato a disegnare e progettare la forma della Focara 2014) e di Emir Kusturica (chiamato ad intervenire in generale sulla propria visione della cultura popolare e della sua trasformazione) danno un punto di vista esterno e “verticale” della festa e della sana follia che anima la gente dalla sua preparazione alla sua conclusione, sino a che allo spegnersi degli ardori non rimarrà solo cenere.




ph V.Martucci


> Un'immagine nel buio. Il tuo primo ricordo di Cinema

La mia prima volta al cinema è stata “E.T.”, avevo tre o quattro anni. Piansi tanto ed alla fine e mia madre mi portò di corsa fuori dalla sala, dice che non mi calmai per tutta la notte. Poi è arrivato il cinema visto distrattamente per andare fuori con gli amici o “beccato” in TV. Il cinema come esperienza di vita è arrivato in seguito … quando ho cominciato a viverlo studiandolo. Ricordo ancora con grande nostalgia le proiezioni al DAMS di via Mascarella (BO). Alle 8.00 di mattina ti sparavano “Aurora” di Murnau, “Greed” di Von Stroheim, “Intolerance” di Griffith ecc … i grandi capolavori del muto la mattina presto. Quasi l’abitudine alla visione fosse una sorta di palestra. E lo è stata.

Lì il buio in sala si è fatto più fitto rendendo il cinema sempre più chiaro, nitido. Da un autore cercavo di scovarne un altro ritenuto in stretta connessione, credo di non aver mai visto tanto cinema come dai 18 ai 24 anni. Allora arrivarono Bergman, Godard, Cassavetes…poi ancora i capolavori restaurati di Fassbinder, di Bunel al cinema Lumière. La nascita del DOGMA di Von Trier e Vintenberg che all’inizio mi colpì ed in seguito rifiutai … e poi le grandi scoperte: Fellini e Kusturica. Sono solo degli esempi, ci sarebbe da parlare…


ph V.Martucci



> La lavorazione del progetto: Un fatto, un elemento emerso durante la lavorazione, che vuoi condividere qui.

In Altamente ricordo con grande affetto la scena del rosario. Eravamo entrati in chiesa durante una pausa pranzo per girare delle immagini del simulacro di Sant’Antonio. Da premettere che sono uno di quei registi che non ama girare tanto per poi “vedere che succede in montaggio”.

Cerco di lavorare tanto prima di dare motore per portare in post solo quello che fa parte del percorso che avevo già in mente di tracciare; per questo motivo spesso io e la troupe, durante la lavorazione, restavamo del tempo fermi senza girare nulla, cercando solo di carpire l’energia del luogo o le eventuali dinamiche che sarebbero scaturite da un azione di un determinato personaggio. Nella scena del rosario appunto, il cinema si è costruito da sé: Entrati in chiesa il sagrestano solitario innaffiava i fiori ai piedi del Santo…in un “silenzio riverberato” unico. Mi sono detto “ok. Giriamo due, tre inquadrature di Sant’Antonio ma dopo restiamo in chiesa, non usciamo a mangiare … respiriamo questo tipo di energia”.

Dopo un’ora e mezza via via la chiesa ha iniziato a popolarsi di personaggi. Mesti e silenziosi ci siamo trovati coinvolti nella litania del rosario assistendo alla magia dell’aggregazione liturgica nel suo farsi: Prima soli col simulacro del Santo poi assieme ai fedeli che rafforzavano -man mano che arrivavano- la forza del simulacro appena ripreso… non potevamo uscirne: Il controcampo del Santo era arrivato spontaneamente. Era pura magia. Abbiamo girato un videoclip sul rosario ed adesso ha ai miei occhi (e spero anche a quelli dello spettatore) lo stesso sapore “lisergico” che aveva dal vivo.   


Altamente ha richiesto più di un anno di lavoro. È stato complesso costruire un prodotto “reality-fiction” che non fosse un’inchiesta giornalistica sulla storia dell’evento. Volevo da subito che i personaggi si raccontassero da sé, senza essere semplici “teste parlanti” intervistate. La sfida è stata quella … far emergere i loro caratteri ed il senso della festa, attraverso le loro azioni e non attraverso le loro spiegazioni.



ph V.Martucci


Schede tecniche


I RESTI DI BISANZIO:

CAST AND CREDITS
Scritto e diretto da: Carlo Michele Schirinzi
Direttore della fotografia, operatore: Carlo Michele Schirinzi
Montaggio e color correction: Carlo Michele Schirinzi, con la supervisione di Andrea Facchini
Musiche originali: Gabriele Panico
Suono: Valentino Giannì, Alberto Piccinni
Montaggio suono: Valentino Giannì
Missaggio: Marco Saitta
Parole scritte, imbastite, urlate: Carlo Michele Schirinzi, Mauro Marino
Assistente alla regia: Gabriele Quaranta
Locations, scenografia e costumi: Carlo Michele Schirinzi
Produzione: Kama soc. coop. a.r.l. / Gianluca Arcopinto
Produzione esecutiva: Gabriele Russo
Organizzazione generale: Gabriele Russo, Carlo Michele Schirinzi
Lingua: italiano
Sottotitoli: inglese
Durata: 80’
Colore: colore
Suono: mono/stereo
Screen ratio: 16/9
Formato di ripresa: HDV
Formato di proiezione: DCP, Blu-ray
Paese: Italia
Anno: 2014




ALTAMENTE

Prodotto da Fondazione Fòcara

Con il Contributo di – Apulia Film Commission
Produzione Esecutiva – Zero Project
Servizi tecnici – Cool Club
Regia - Gianni De Blasi
Organizzatore – Salvatore Caracuta
Aiuto Regia – Laura Palmieri
Direttore Della Fotografia – Giorgio Giannoccaro
Operatori- Stefano Tramacere, Diego Silvestri, Davide Micocci
Fonico di presa diretta – Davide Bianco
Montaggio – Mattia Soranzo
Musiche originali – Gabriele Panìco
Con la partecipazione straordinaria di EMIR KUSTURICA ed HIDETOSHI NAGASAWA










Informazioni aggiuntive

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