La vita di Giulio Beranek è la prova che "Tutto può succedere"

Categoria Racconti | Pubblicato 02-Mar-16 |

 

A cura di Lara Napoli

 

La mattina appena sveglio, aprivo la porta della mia casa su ruote e ritrovavo un paesaggio diverso da quello del giorno prima. Lo spettacolo era unico ogni volta. E’ un ricordo suggestivo di un bambino che ha avuto una grande fortuna, che in pochi hanno nella vita, ma che allora non comprendeva. Oggi è tutto così chiaro e il cinema mi riporta a quei giorni con la stessa emozione”. La storia di Giulio Beranek è affascinante. E’ la dimostrazione che la vita a volte crea un cerchio che unisce il presente al passato. Immaginate un bambino che nasce in viaggio, in caravan, lungo la statale Bari-Putignano. Una casa su quattro ruote, sempre in movimento, anche quando la mamma lo metteva alla luce e il suo primo pianto risuonava nel traffico. Oggi Giulio è un attore e in questa vita, fatta di spostamenti, di giornate vissute con gli addetti ai lavori, tra camion, scenografie e luci, ritrova quella della sua infanzia, nel Luna Park, tra le giostre, la musica e la gente. Lui figlio di Esercenti dello Spettacolo Viaggiante

 

 


Oggi lo vediamo nella fortunatissima serie su Rai1 “Tutto può succedere”, con oltre 4milioni di spettatori a puntata, nel ruolo di Lorenzo. “Un personaggio positivo – spiega Giulio – che porta il peso e la voglia del cambiamento. E il cambiamento sta nel raccontare la sua storia, dopo anni di carcere per rapina sceglie la strada più difficile, quella del lavoro onesto in una casa famiglia”. Il cambiamento c’è stato anche in Giulio e proprio grazie al cinema. Ogni film a cui ha partecipato ha segnato una tappa fondamentale della sua vita, una crescita. Ricorda con affetto la sua prima esperienza in Marpiccolo, quando Alessandro di Robilant volle lui come protagonista: “Il cinema mi ha teso la mano in un momento poco chiaro, vivevo a Taranto e avevo paura del futuro e Tiziano mi rispecchiava benissimo.  Sono passati ormai otto anni, ho avuto la fortuna di lavorare sempre con bravi registi ed oggi c’è in me più consapevolezza, c’è studio e ritengo che la migliore scuola sia il set”.


Giulio e Taranto. “Dopo aver vissuto in giro per il mondo, tra giostre e circo, attraversando la Grecia e i Balcani, abbiamo scelto Taranto per fermarci, una città grande, bella ma difficile, piena di contraddizioni e di dolore. Taranto mi ha adottato e io mi sento suo figlio e da tarantino non credo più alle chiacchiere sulla questione rimasta irrisolta dell’Ilva. C’è gente che muore per l’inquinamento, c’è gente a cui è stato chiesto di scegliere tra il lavoro e la salute, ci sono bambini che non possono giocare per strada per non sollevare le polveri sottili. Io non so quale sia la soluzione, so solo che tutto questo è scandaloso”. Un legame profondo insomma con la “città dei due mari”, diventata il luogo dove fermarsi con la sua famiglia speciale: “La famiglia è dove ti senti amato, dove trovi calore, è la gente che ti sostiene.  Appartengo ad un mondo diverso rispetto la maggior parte delle persone che non vivono in modo comunitario come noi. Così, sin da bambino sono abituato a chiamare le persone vicine, a me e ai miei genitori, zio, zia. Insomma la mia è una famiglia non solo di sangue ma anche di vita, perché le persone che ne fanno parte le ho scelte”.



Ha un bel volto Giulio Beranek, anch’esso maturato col passare del tempo e ha lo sguardo intenso e allo stesso tempo disinvolto. Di lui dicono che sia “un attore con un  talento naturale e istintivo per il set”. Oltre a Marpiccolo Giulio ha lavorato in film come Senza arte né parte di Giovanni Albanese, L’innocenza di Clara di Toni D’Angelo, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone e nelle serie tv Distretto di polizia, La musica nel cuore, Le mani dentro la città, Nuvola, ilpremiatissimo corto di Giulio Mastromauro, ed ora in Tutto può succedere. Nel frattempo guarda con ammirazione al cinema di Matteo Garrone (con cui ha già collaborato), Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e al giovane Gabriele Mainetti, regista de Lo Chiamavano Jeeg Robot e porta avanti il suo progetto, che non è solo visivo ma anche culturale, dedicato alla vita degli Esercenti dello Spettacolo Viaggiante, I Dritti, un vero e proprio documentario che racconta tutta la bellezza di un mondo così affascinante come quello del Luna Park, del circo, dei continui viaggi. Un mondo a cui lui è rimasto comunque fedele: “Il cinema è ormai essenziale per me, tanto quanto tornare a casa e vivere qualche mese nella mia roulotte”.



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