#VitadaKoreja | Anna Chiara Ingrosso

Categoria Racconti | Pubblicato 11-Apr-16 |
Anna Chiara Ingrosso
Attrice, Cantieri Teatrali Koreja

 

Interessi: lettura, natura, cibo, musica.

 


Emozioni, pensieri e segreti  di chi "fa" il teatro. Ecco i ritratti dello staff dei Cantieri Teatrali Korejaper raccontare questa grande famiglia in modo non-convezionale.
a cura di imovepuglia.tv

A tu per tu con Anna Chiara Ingrosso

A cosa stai pensando?

Sto pensando alle detenute di massima sicurezza del carcere Borgo San Nicola di Lecce.




Una città per:

Legnica è la prima città in cui sono stata all’estero per un progetto internazionale organizzato da Koreja (PLOTS 2011). Mi affido ad alcune righe del mio diario per raccontare l'esperienza: “Il fatto che la situazione in Europa sia così critica per chi decide di fare arte è davvero triste. Legnica sembra davvero povera, quando sono arrivata credevo di trovarmi di fronte ad una città europea come quelle tedesche, invece mi sono trovata di fronte una realtà totalmente diversa; è stato scioccante! Ci sono molti palazzi in centro che, se ristrutturati, sarebbero meravigliosi da vedere, invece hanno l’intonaco cadente, le porte e le finestre rotte, i balconi arrugginiti, eppure tutto questo ha qualcosa di vivo, di reale, è come se la città dicesse: dammi del tempo che ti faccio vedere io che ti combino!” […] “Com’è bello passeggiare per luoghi conosciuti. Sentire di essere tornata al proprio posto e di dover dare il massimo prima che finisca tutto e cali il sipario. Ho avuto modo in queste due settimane di conoscere meglio tutte le persone che hanno preso parte al progetto e non vedo l’ora che arrivi domani perché arrivino qui. Come molti mesi fa, Legnica è il luogo dove finisce questo tratto di viaggio. Sono sicura non sarà la mia ultima volta qui. Anche bere questo pessimo caffè, spacciato per ottimo caffè italiano, mi rende felice.”
Con Lecce ho un buon rapporto, mi ci trovo bene ma non tanto: non ho un posto preferito dove bere un caffè e leggere un libro, mi piacciono i tetti delle case, mi piace la vista dall’alto, la stazione, i vicoli del centro di mattina presto. Ho un rapporto di amore e odio con le strade affollate di gente, sempre la stessa e non mi piace il turismo che violenta questa città.  




Il teatro c’è.

Il teatro è stata una scoperta, la scoperta di un luogo, di persone che si prendono cura del pubblico, lo guidano e lo istruiscono. Pubblico di adulti, adolescenti e bambini, insegnanti e genitori. Curare il pubblico vuol dire prendersi cura di una fetta di società. Creare relazioni positive e durature, avere e dare fiducia. 




Il senso del costruire. Il desiderio dei Cantieri Koreja è ormai realtà. Una fabbrica in continua evoluzione, come?

“Chiudi gli occhi/immagina una gioia/molto probabilmente/penseresti a una partenza/ah si vivesse solo di inizi/di eccitazioni da prima volta/quando tutto ti sorprende e/nulla ti appartiene ancora […] nel mezzo c'è tutto il resto/e tutto il resto è giorno dopo giorno/e giorno dopo giorno è/silenziosamente costruire/e costruire è potere e sapere/rinunciare alla perfezione […]”
Niccolò Fabi “Costruire” (Novo Mesto, 2006)




Un passo verso cosa?

Un passo verso la consapevolezza di quello che siamo e di quello che stiamo facendo, di quello che vorremmo realizzare e di quello che probabilmente non faremo mai. Consapevolezza del tempo, dei luoghi che vediamo, delle persone che incontriamo. Lavorare per assumere consapevolezza e non farsi trascinare dagli eventi, non subire il proprio lavoro e le relazioni che si hanno, vivere ogni cosa nell’istante in cui accade e andare avanti.




Crescere. Insieme a chi? 

Io cresco quando mi fermo e vedo tutto il lavoro svolto durante la stagione. Cresco insieme e grazie ai miei colleghi. Cresco quando faccio i laboratori con gli adulti o in carcere e non riesco a trovare il modo di andare avanti, cresco quando mi scontro con i miei enormi limiti e trovo una soluzione, anche se piccola, ma  pur sempre una soluzione. 




La vita innanzitutto.

Borgo Pace: un quartiere amico. Dopo tanto tempo gli abitanti del quartiere dove Koreja lavora da 1998 si sono avvicinati al teatro. Alle volte sembra difficile che alcune cose accadano. Anche questo fa parte del prendersi cura degli altri. Iniziare a occuparsi delle piccole realtà del quartiere, conoscere le persone che lo abitano e che vivono il posto da molto prima che Koreja ci arrivasse è stato il modo per avvicinarsi a loro. Avvicinarsi a loro ci ha permesso di scoprire una comunità viva e vitale. Tutto questo grazie al progetto realizzato a Borgo Pace nel 2013 che ha fatto in modo che il quartiere di Borgo Pace  e Koreja, come due bambini che si scoprono per la prima volta, si prendessero per mano e iniziassero a camminare insieme.




Una tavola imbandita. La cucina, un luogo speciale. Cosa avviene lì dentro?

Fra tutti gli spazi di Koreja, la cucina è lo spazio più vivo perché ci si ritrova, alcuni di noi quasi ogni giorno, per mangiare nello stesso posto, per condividere un momento della giornata che non riguarda il lavoro ma la famiglia. Condividere uno spazio comune in maniera serena non è scontato. Poi ci sono le cene con le compagnie, con gli artisti ospiti, il festival, tutti momenti nei quali la cucina prende maggiormente vita per permettere a tutti di conoscersi attorno ad un tavolo.




Il cuore.

Non si può descrivere cosa si prova prima, durante e dopo lo spettacolo, bisognerebbe farlo per ogni spettacolo e non sarebbe comunque possibile da spiegare. Ci sono spettacoli in cui si è felici di tornare e ogni volta è motivo di nuova vita; ci sono spettacoli faticosi, con il quale si lotta, non perché non ci sia la voglia di farlo, ma perché c’è una parte di te che lotta con l’altra per poter fare lo spettacolo. Andare in scena è come una gestazione: a volte sono tranquille, a volte meno. Durante lo spettacolo non si ha tempo di pensare a cosa si prova perché ogni momento è unico e ogni replica nasce e muore ogni volta. Si consuma tutta una vita nell’arco di uno spettacolo. Dopo aver fatto lo spettacolo di solito penso che voglio fare la pipì, la doccia o mangiare.




La bellezza dell'incontro.

Non ricordo di aver ricevuto dei complimenti o delle critiche che mi abbiano particolarmente colpito. Di solito sono restìa a parlare con il pubblico dopo gli spettacoli. 

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